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Problemi di irregolarità nel ciclo, acne, peluria eccessiva?

Potrebbe trattarsi di sindrome dell’Ovaio Policistico.

Negli ultimi anni mi è capitato sempre più spesso di vedere giovani donne che desideravano perdere peso, ma che mostravano anche qualcuna di queste altre caratteristiche: acne cutaneo, irregolarità nel ciclo, peluria su viso e corpo, ma anche tratti individuabili solo con esami specifici:
steatosi epatica (fegato grasso), transaminasi alterate, iperinsulinemia.

Tutti sintomi che dicono che potrebbe trattarsi di Sindrome dell’Ovaio Policistico, (Polycystic Ovary Syndrome, PCOS).

In effetti la Sindrome dell’Ovaio Policistico è più frequente tra le donne obese o in sovrappeso; anche se ciò non esclude che ne soffrono anche donne normopeso. Più che il peso corporeo assoluto, la PCOS ha come fattore comune la distribuzione di grasso a prevalenza addominale: che cosa vuol dire? Solitamente le donne tendono ad avere una distribuzione del grasso localizzata a livello di fianchi, glutei e gambe (la classica forma a pera o ginoide) mentre per le donne con PCOS si è notato che c’è una prevalenza di grasso a livello di pancia.

Ma cos’è la Sindrome dell’ovaio policistico?

La sindrome dell’ovaio policistico è disordine endocrino comune in età riproduttiva che interessa una fetta di donne fra 4 e il 12%.

Probabili sintomi che posso far sospettare della Sindrome dell’ovaio policistico (PCOS):

  • Aumento secrezione di androgeni da parte dell’ovaio e del surrene;
  • Acne, squilibrio nel rapporto degli ormoni LH/FSH, alopecia;
  • Irregolarità ovulatorie, mestruali croniche (forti ritardi del ciclo, amenorrea, cicli anovulatori e/o con frequenza maggiore rispetto alla norma);
  • Aumento della resistenza all’insulina.

Come viene diagnosticata la PCOS?

Solitamente attraverso una alla valutazione ecografica, infatti le ovaie mostrano la presenza di cisti follicolari di diametro variabile, che gli conferiscono un aspetto “multifollicolare” o “policistico”. Tuttavia la sindrome non coinvolge solo le gonadi femminili ma influisce anche sull’aspetto metabolico.

La diagnosi di PCOS deve essere posta dallo specialista (di solito il ginecologo o l’endocrinologo) dopo aver escluso cause alternative dell’oligomenorrea o dell’eccesso di androgeni e si basa su criteri validati scientificamente quali i Criteri di Rotterdam, secondo cui si è affetti da PCOS. Più recentemente sono stati rivisti i criteri di Rotterdam e identificati 4 fenotipi che richiedono profili terapeutici differenti.

Che differenza c’è tra Sindrome dell’ovaio policistico e Ovaio policistico?

Questo aspetto è molto importante per non creare inutili ansie e paure. La sola presenza di ovaie policistiche, non significa essere affette dalla sindrome dell’ovaio policistico. Anzi il reperto di ovaia multifollicolari è di tipico riscontro nelle giovani donne subito dopo il menarca, senza tuttavia che vi sia alcuna condizione preoccupante. Anche in alcune donne in età fertile è possibile riscontrare ovaia multifollicolari senza riscontrare problemi e senza che si abbiano ulteriori sintomi. Quindi l’ovaio policistico è una condizione differente dalla Sindrome dell’ovaio policistico che, come detto prima, è una “sindrome multifattoriale metabolica sistemica”, ovvero una condizione le cui cause sono da ricondurre ad una molteplicità di fattori.

Cosa possiamo fare?

Il corretto inquadramento diagnostico è di fondamentale importanza e dev’essere mirato a risolvere i disordini step by step. A tutt’oggi comunque non esiste una terapia risolutiva della PCOS. Fortunatamente esistono alcuni accorgimenti che si possono attuare per migliorare sia l’iperinsulinemia, che per prevenire o trattare l’obesità e favorire così la ripresa dei fisiologici cicli ovulatori e la fertilità.
Questi interventi prevedono:
• Modifiche dell’alimentazione e dello stile di vita
• Terapia farmacologica e/o integrativa prescritta dallo specialista

Quanto incide l’alimentazione e lo stile di vita?

Per fortuna buone notizie!
La letteratura concorda nell’affermare che modifiche dello stile di vita siano più efficaci rispetto a ogni terapia farmacologica presa singolarmente nel migliorare peso, Bmi, testosterone totale, insulinoresistenza, profilo lipidico, marker infiammatori, esito riproduttivo, prevenzione o ritardo
nell’insorgenza di Dmt2, iperandrogenismo.

In casi di eccesso ponderale è ampiamente riconosciuto che la perdita di peso porti a un netto miglioramento della PCOS e di tutte le manifestazioni correlate. Già perdendo il 4-5% del peso si ha un miglioramento considerevole della regolarità mestruale con diminuzione degli androgeni circolanti (testosterone ed estrogeni). Donne sovrappeso o obese con PCOS possono aumentare del 78% le possibilità di concepire qualora perdessero almeno il 5-10% del peso corporeo iniziale.

Consigli

1. Mantenere un corretto peso corporeo
2. Seguire un’alimentazione sana e bilanciata, ponendo attenzione all’indice glicemico
3. Incrementare l’attività fisica quotidiana
4. Limitare l’assunzione di alcolici
5. Abolire il fumo
6. Seguire i consigli e le terapie prescritti dallo specialista

Che tipo di alimentazione consigliare se si soffre di PCOS ?

Non sappiamo ancora quale sia la dieta ideale da proporre alle pazienti con PCOS ma in ogni caso, che sia una dieta dimagrante o uno schema alimentare per pazienti normopeso, la letteratura scientifica mette in rilievo come siano associati alla patologia anche aspetti psicologici come la depressione e l’ansia.

Importante è che vengano evitati aumenti di insulina e quindi si faccia attenzione all’assunzione dei carboidrati nella dieta, anche in associazione ad altri alimenti.

Un esempio pratico: il riso è un alimento ad alto indice glicemico, ma questo non significa che sia controindicato in caso di PCOS. Infatti, il carico glicemico, e in definitiva la risposta insulinica, dipendono dalla composizione dell’intero pasto: se mangeremo solo riso, magari anche un piatto abbondante, avremo un carico glicemico elevato; a parità di calorie, diminuendo la quantità di riso e inserendo una componente di fibra (verdure) e grassi (olioextravergine) e/o proteine (legumi, pesce, carne) avremo una conseguente diminuzione del carico glicemico.
Fatto questo inciso, ritengo comunque preferibile orientare le proprie scelte verso alimenti che hanno basso indice glicemico: cereali integrali in chicchi (come orzo, farro, segale, avena), cereali minori (grano saraceno, miglio, amaranto, quinoa), verdura, legumi, frutta intera.
Il consumo di cereali integrali in chicchi, possibilmente combinati in un piatto unico con proteine sane, è una buona pratica, in aggiunta ad una regolare assunzione di frutta e verdura.
Importante è evitare gli zuccheri semplici e cibi confezionati ricchi di grassi saturi e carboidrati raffinati.

Esistono alimenti, come latte, yogurt e formaggi, che hanno un indice glicemico basso (poiché contengono pochi zuccheri) ma un indice insulinemico alto: questo significa che sono un forte  stimolo per la secrezione di insulina a prescindere dal loro contenuto zuccherino; pertanto si consiglia alle donne che soffrono di PCOS di consumare i latticini con moderazione e non di frequente.

Dott.ssa Marta Romanelli

 

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Chi è la Dott.ssa Marta Romanelli?
Laureata in Scienze Biologiche nel 1991 presso l’Università degli Studi di Padova (110/110) e dal 1992 iscritta all’Ordine Nazionale dei Biologi ha lavorato per molti anni presso laboratori di ricerca sui marcatori tumorali e in laboratori di analisi chimiche. Nel 2001 ha conseguito la specializzazione in Scienza dell’Alimentazione (70/70) e da allora esercita l’attività di nutrizionista come libera professionista a Mestre, Quarto d’Altino e Jesolo, presso centri privati.
È inoltre membro della Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU).

Come biologa nutrizionista, si occupa dell’educazione alimentare di soggetti di ogni fascia d’età e per migliorare le condizioni di salute di chi è ammalato, in sovrappeso, degli sportivi e delle donne in gravidanza.

Per maggiori informazioni visita il sito romanellinutrizionista.it.