Non ho ben capito perché adesso la si debba chiamare Maternity Blues, se è in inglese ci fà meno paura?
Sembra meno drammatico di quello che non è in realtà?
Mah, spesso non comprendo questi cambi di terminologia.
La maggior parte delle donne che hanno partorito, ma anche quelle che hanno un bambino adottato, sanno cosa significa lo sconforto, lo sconforto da stanchezza, calo di umore da mancanza di sonno, da solitudine, tristezza da paura di non essere all’altezza, paura da rientro al lavoro, fino alla depressione se nessuno si accorge che hai bisogno di aiuto.
Le donne hanno ottenuto di essere equiparate in molte mansioni, ma ahimè io sono sempre più convinta che siano sempre più sole, che abbiano sulle spalle, spesso da sole, il peso della gestione della famiglia.
Si va al lavoro fino all’ottavo mese, si ritorna che la creatura è ancora piccola e ci si chiede come mai abbiamo momenti di sconforto che possono diventare anche molto invalidanti?
Spesso si pensa che siccome siamo donne ce la facciamo sempre e comunque, che in qualche modo riusciamo ad organizzarci e sistemare la situazione. Ho clienti che mi dicono “non posso svegliare il papà perché poi il giorno dopo deve lavorare”, senza pensare che loro stesse il giorno dopo vanno a lavorare oltre che gestire le creature…
Quindi come possiamo aiutarci?
Come riuscire a capire se la persona che ci è vicina non sta bene? Anche se non è nostra amica, anche se è solo una nostra vicina, una cliente o una persona che vediamo per la strada…
Spesso si pensa che una mamma dopo un evento così felice come una nascita, dove la creatura nasce sana, non possa essere che felice, sembra che nessuno si renda conto che dietro ogni nascita ci stanno 9 mesi di gravidanza, nella gran parte dei casi passati al lavoro, e un parto, che per quanto vada bene, è sempre un evento “traumatico”.
La depressione post parto non è frequente, ma spesso le donne sono in una situazione emotiva molto difficile.
Ricordiamoci che siamo una società nella quale moltissime donne arrivano al parto senza sapere neanche cosa succeda veramente, la maggior parte dei corsi mira a dirti dal punto di vista sanitario tutte le problematiche che possono succedere, facendo crescere l’ansia, non per diminuirla.

Proprio la scorsa settimana mi sono trovata a fare un colloquio per insegnare ad una futura mamma le respirazioni, capite le respirazioni… ovvero sia nel corso in piscina, tanto meno in quello del consultorio, non si sono insegnate le respirazioni, che almeno nel mio caso sono state fondamentali per arrivare alla fine del travaglio ancora ben centrata e consapevole!

Ma ahimè anche il parto ha perso la sua parte più profonda per diventare solo un evento medicale, e ci stupiamo poi che le mamme non si sentano adeguate?

Nella società contadina le donne assistevano a più parti prima che fosse il loro turno, avevano accudito altri bimbi, avevano una memoria ed un vissuto , avevano a loro volta un aiuto durante la quarantena. Abbiamo ottenuto dei diritti, ma secondo me ci siamo perse per la strada tante cose e lo dico da lavoratrice e da mamma, che per fortuna è riuscita a conciliare lavoro e famiglia. Se mi guardo indietro vedo tantissima fatica. Spesso mi succede di avere un senso di ribellione, di desiderio di cambiare lo stato delle cose, mi sembra impossibile che non si possa cambiare la situazione lavorativa famigliare delle donne! Ma sembra che le suffragette siano state veramente dimenticate e che a noi rimanga solo il diritto di correre tra casaspesacucinasportcatechismietc… voi cosa ne pensate?

Quindi quando andate a trovare un’amica che ha partorito, invece che portarle qualcosa per la creatura, portatele qualcosa per lei, rendetevi disponibile ad aiutarla, anche una sola ora alla settimana le permetterà di farsi la doccia in tranquillità, portate l’altro figlio al cinema o a mangiare un gelato in modo che possa allattare con tranquillità, vogliatele bene!
Sicuramente non aiuta il sentirsi dire cosa avreste fatto, non aiuta creare tensione sul fatto che la creatura stia mangiando a sufficienza, che la posizione dell’allattamento sia quella corretta, che la cena debba sempre essere pronta quando arriva il papà…non aiuta tutto quello che non ha aiutato voi. Quindi fate la differenza!
Molte nonne sono veramente splendide, molti compagni sono veramente presenti, molte amiche indispensabili, siate voi stesse la differenza!
Una mamma ha pianto per la disperazione proprio l’altra settimana, disperazione per il non sapere come incastrare lavoro e creature, per la disperazione di dover utilizzare i nonni evidentemente in difficoltà, disperazione per un sistema che non ci aiuta, disperazione che non dovremmo avere, aiuti che dovrebbero essere un diritto, tante cose che non funzionano. Quella mamma è una vostra amica, una vostra vicina, una che vi passa vicino ed il cui dolore voi non percepite. Anche il vostro dolore spesso non è visibile se non a voi stesse, il mio consiglio è sempre quello di chiedere aiuto, chiedete aiuto, URLATE SE NON VI SENTONO!

Chi non ha vissuto una depressione, o che non ha avuto vicino una persona depressa, non può capire quanto grave possa essere questa situazione. L’approccio farmacologico diventa spesso una necessità ma non deve essere un qualcosa dietro il quale nascondersi, l’apparente stabilità dell’umore non nasconde la serenità.
Voi, compagni e compagne delle neo mamme dovete avere le antenne tutte alzate! Dovete cogliere i segnali di troppa stanchezza e di scoraggiamento.

Come sempre sono a braccia aperte ad aspettarvi.

Con affetto

Franca


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