Avete ancora qualche dente otturato in amalgama? Magari siete dei Baby Boomers, della Generazione X o dei Millennials… perché ormai la maggior parte dei dentisti, in Italia e nel mondo occidentale, utilizza materiali compositi in resina, arricchiti con minerali e ossidi di metallo, per ricostruire denti cariati o devitalizzati.
Il vero tema, oggi, non è più l’uso dell’amalgama di mercurio, ma l’eventuale sostituzione delle vecchie “piombature” (da non confondere con le parti terminali delle cime nautiche!).
Per entrare in questo tema, vi ricordate il Cappellaio Matto di Alice nel Paese delle Meraviglie? Quel suo comportamento eccentrico, apparentemente assurdo, non nasce solo dalla fantasia di Lewis Carroll. Nell’Ottocento, infatti, molti cappellai soffrivano di disturbi neurologici dovuti all’esposizione ai vapori di mercurio, utilizzato per trattare il feltro. Tremori, sbalzi d’umore, difficoltà cognitive e comportamenti bizzarri erano così frequenti da coniare l’espressione inglese mad as a hatter.
Il mercurio è un metallo pesante tossico che può danneggiare il sistema nervoso, i reni e l’apparato cardiovascolare. Oggi non siamo più esposti ai suoi vapori come i cappellai dell’epoca vittoriana, ma il tema dell’intossicazione da mercurio resta attuale, soprattutto per l’ingestione attraverso l’alimentazione e per la presenza di vecchie amalgame dentali. Pesci predatori di grandi dimensioni, come tonno e pesce spada, accumulano metilmercurio lungo la catena alimentare e rappresentano la principale fonte di ingestione per la maggior parte della popolazione. Chi ha amalgame dentali può avere un’esposizione minima aggiuntiva, soprattutto quando consuma cibi molto caldi o in caso di forte bruxismo: due situazioni che possono aumentare lievemente la liberazione di vapori di mercurio dalle otturazioni. Per donne in gravidanza e bambini, è sempre meglio fare un po’ più di attenzione, perché lo sviluppo neurologico è particolarmente sensibile agli effetti di questo metallo.
Le amalgame dentali, usate per decenni, contengono una miscela di metalli al cui interno il mercurio è legato in forma stabile. Gli studi disponibili indicano che, quando sono integre, non costituiscono un rischio significativo per la maggior parte delle persone. Il dibattito che si è sviluppato negli anni, però, ha portato alla diffusione dei compositi: molto più estetici, anche se con una durata mediamente inferiore.
Durante la rimozione delle amalgame si può verificare un leggero aumento dell’esposizione al mercurio, perché la fresatura libera piccole quantità di vapori. Per questo, oggi, molti dentisti adottano tecniche specifiche per ridurre al minimo ogni dispersione: diga di gomma, doppia aspirazione, refrigerazione costante con acqua fredda. Sono accorgimenti pensati per proteggere sia il paziente sia l’operatore, soprattutto nei casi più delicati come gravidanza, infanzia o patologie renali. Per tutti gli altri, l’esposizione durante la rimozione è bassa, di breve durata e non comporta un rischio clinicamente rilevante.
Ed è proprio qui che vale la pena fermarsi un momento: la rimozione delle amalgame non è un’urgenza, né deve diventare una corsa contro il tempo. È un processo che si può programmare con calma, valutando caso per caso, decidendo se intervenire solo quando un’amalgama è davvero usurata o quando il paziente desidera sostituirla per motivi estetici o personali. Nessuna fretta, nessun allarme: solo informazione corretta e decisioni ponderate, prese insieme al proprio dentista.
Una curiosità interessante riguarda l’omeopatia: il mercurio, tossico in quantità ponderali, quando viene fortemente diluito e dinamizzato può essere utilizzato per trattare sintomi simili a quelli dell’intossicazione stessa, come se agisse da “antidoto”. Nella materia medica omeopatica esistono diverse preparazioni a base di mercurio, tra cui mercurius solubilis, corrosivus, cyanatus e altri.
Per saperne di più
https://www.studiodentisticotonello.com/servizi/rimozione-amalgame-odontoiatria-olistica/
