Nei cambi di stagione il nostro sistema gastrointestinale sembra ribellarsi; cominciamo ad avere problemi di gonfiore anche alto, ovvero a livello gastrico, la digestione rallenta e spesso il reflusso comincia a perseguitarci. Cosa possiamo fare per aiutarci?
L’ho chiesto alla dott.ssa Marta Romanelli nutrizionista con la quale collaboro da anni e che ha scritto per i pazienti Speziali un articolo molto interessante.
Cattiva digestione? Quando lo stomaco ti parla spesso lo fa con bruciore, gonfiore, acidità, reflusso e pesantezza dopo i pasti.
Stiamo parlando di dispepsia organica e funzionale.
Immagino che molti di voi non conoscano questa parola, dispepsia, perché è un termine clinico; dispepsia indica un insieme di sintomi riferibili a difficoltà digestive a carico dell’alta via gastrointestinale.
Spesso viene riferita come una cattiva digestione con un affaticamento dello stomaco che impiega più tempo a digerire e, quindi, a svuotarsi.
I sintomi comprendono tipicamente dolore o bruciore in sede epigastrica, senso di ripienezza post-prandiale, sazietà precoce, gonfiore addominale alto, eruttazioni, nausea e talora vomito.
Può coinvolgere anche l’esofago, con rigurgiti acidi, bruciore e/o dolore retrosternale.
Tipologie di dispepsie
Ma le dispepsie sono tutte uguali? No, come vi avevo anticipato sono di due tipi:
- dispepsia organica, in cui i sintomi hanno una patologia identificabile (ad esempio ulcera peptica, malattia da reflusso gastroesofageo, gastrite erosiva, neoplasie, infezioni batteriche, pancreatiti, etc.);
- dispepsia funzionale non ci sono lesioni o anomalie anatomiche. È spesso legata a stress, ansia o cattive abitudini di vita.
Immagino che molti di voi abbiamo avuto a che fare proprio con quest’ultima perché spesso mi dite che da un punto di vista clinico siete sane ma che in realtà sane non siete e che state male!
Ma come si fa a capire di che tipo di disturbo si soffre? La diagnosi di dispepsia è certamente di pertinenza medica e lo specialista è il gastroenterologo.
Il medico farà una attenta anamnesi e prescriverà gli opportuni esami diagnostici, che verranno valutati in base all’età e alla gravità dei sintomi, soprattutto alla presenza di “sintomi di allarme”.
Campanelli d’allarme
I campanelli d’allarme che suggeriscono una patologia organica più seria includono il dimagrimento involontario significativo, sanguinamento gastrointestinale (ematemesi o melena, oppure anemia sideropenica non spiegata), vomito persistente, disfagia o odinofagia (difficoltà/dolore a deglutire), ittero oppure l’esordio dei sintomi in età superiore a ~55-60 anni. In presenza di tali segni, è indicata un’indagine endoscopica (e una valutazione medica) tempestiva.
Quindi se ci sarà la diagnosi di dispepsia organica il medico darà una terapia farmacologica con, ad esempio, dei procinetici; provvederà all’eradicazione in caso di positività all’H.pylori. Spesso vengono prescritti degli antiacidi, H2 antagonisti ed inibitori di pompa protonica.
Come dice spesso la Dott.ssa Franca gli inibitori di pompa vengono chiamati gastroprotettori e questa definizione crea confusione tanto da pensare che visto che gastro protegge non abbia effetti collaterali che invece ha e quindi questi farmaci vanno quindi assunti solo su prescrizione medica e non si dovrebbe fare automedicazione!
Uso prolungato di gastroprotettori
L’uso prolungato di inibitori di pompa può compromettere l’assorbimento di nutrienti essenziali (vitamina B12, magnesio, ferro e calcio), creando problemi ossei (aumento rischio fratture), anemia; l’abuso di inibitori è correlato anche a infezioni intestinali (l’acidità gastrica è una barriera naturale contro i patogeni) e a danno renale.
Recentemente c’è stato un congresso a Verona in cui si è parlato di sovra prescrizione, soprattutto negli anziani: vi è un eccesso di farmaci non necessari o inappropriati e non mi sono stupita che i PPI siano risultati tra i più sovra prescritti insieme ad antidepressivi, diuretici e statine.
La paura di chi li utilizza è che la sospensione possa far tornare sintomi forti e che il dolore non vada via facilmente. Può esserci un effetto rimbalzo: la sospensione brusca degli inibitori può scatenare una sovrapproduzione di acido, peggiorando i sintomi.
Per questo io utilizzo alcuni protocolli di disintossicazione dai PPI che prevedono un graduale riduzione di utilizzo dei farmaci e il contemporaneo inserimento di alcuni fitoterapici che favoriscano questa transizione. Ma di questi principi attivi ve ne parla approfonditamente la dott.ssa Franca, trovate il suo articolo alla fine del mio.
Se invece si tratta di dispepsia funzionale, dobbiamo prima di tutto sapere quali sono le cause, che spesso sono complesse e multifattoriali, motivo per cui questo disturbo rientra nei disordini gastrointestinali ora ridefiniti come disturbi dell’asse intestino-cervello (DGBI, disorders of gut-brain interaction), come l’IBS di cui vi ho sia scritto che parlato.
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Lo stomaco, come l’intestino, è un organo correlato in maniera atavica ai nostri sentimenti, ai nostri pensieri (ad es. e farfalle nello stomaco, un peso sullo stomaco, ecc.)
Cause della dispepsia funzionale?
- Alterazioni della motilità gastrica: molti pazienti con DF presentano un ritardato svuotamento gastrico che contribuisce a sintomi quali sazietà precoce, pesantezza post-prandiale e nausea.
- Ipersensibilità viscerale gastro-duodenale: lo stomaco e il duodeno risultano eccessivamente sensibili a stimoli che nel soggetto sano sarebbero ben tollerati. Questa ipersensibilità significa che il paziente percepisce dolore o fastidio anche con pasti di volume moderato o con normali secrezioni acide
- Infezioni gastrointestinali e infiammazione locale: una storia pregressa di gastroenterite acuta è riconosciuta come fattore di rischio per lo sviluppo successivo di dispepsia funzionale (cosiddetta dispepsia post-infettiva). Un altro fattore infiammatorio di grande interesse emerso di recente è la presenza, in molti pazienti con DF, di un’infiammazione di basso grado nel duodeno, con infiltrazione di eosinofili e mastociti nella mucosa duodenale. Queste cellule immunitarie liberano mediatori pro-infiammatori che possono aumentare la permeabilità intestinale e attivare le vie nervose viscerali, contribuendo all’ipersensibilità e al malfunzionamento motorio locale.
- Infezione da Helicobacter pylori: il ruolo di H. pylori (patogeno responsabile di gastriti e ulcere) nella dispepsia funzionale è stato a lungo dibattuto. Non tutti i pazienti dispeptici sono infetti da H. pylori e, viceversa, molti infetti sono asintomatici. In pratica, H. pylori può essere il fattore causale in alcuni casi (soprattutto forme simili all’ulcera peptica), mentre in altri la sua eradicazione può non risolvere la dispepsia (indicando che i meccanismi funzionali intrinseci sono preminenti). In ogni caso, è sempre indicata la ricerca e l’eventuale eradicazione di H. pylori in presenza di dispepsia, vista la potenziale correlazione.
- Fattori genetici: esiste una certa familiarità per i sintomi dispeptici, suggerendo una predisposizione individuale.
- Alterazioni neurovegetative e componente psico-emotiva: senza entrare troppo nel dettaglio, possiamo dire che nei disturbi funzionali GI è spesso presente una iper-reattività dell’asse dello stress e anomalie nella secrezione di cortisolo. Tutto questo indica che stress psicosociali e assetto emotivo del paziente possono modulare fortemente la funzione digestiva (motilità, secrezione, percezione del dolore), predisponendo o aggravando la dispepsia funzionale. Allo stesso tempo, la dispepsia cronica può indurre a sua volta ansia e preoccupazione nel paziente (per la paura di mangiare o la presenza costante di dolore), instaurando un circolo vizioso.
Come aiutarci dal punto di vista nutrizionale
Poiché spesso non c’è una causa unica da “rimuovere”, l’obiettivo è alleviare i sintomi e migliorare la qualità di vita, agendo sui vari fattori aggravanti.
Le modifiche dietetiche e comportamentali costituiscono la base della gestione.
- Adottare un’alimentazione regolare con pasti piccoli e frequenti, masticando bene e evitando abbuffate che dilatino eccessivamente lo stomaco. Andrebbero limitati i cibi noti per peggiorare i sintomi: piatti molto grassi o speziati, fritti, insaccati, intingoli, cioccolato, agrumi, bevande caffeinate o gassate e alcolici (tutti possono ritardare lo svuotamento o aumentare l’acidità).
- Evitare il fumo di sigaretta (che ostacola la guarigione mucosale e stimola la secrezione acida) e l’uso di FANS se non strettamente necessario, poiché questi farmaci irritano la mucosa gastrica.
- Praticare un moderato esercizio fisico in modo regolare e migliorare l’igiene del sonno.
- Ridurre lo stress quotidiano tramite tecniche di rilassamento o biofeedback può prevenire le riacutizzazioni. Data la frequente associazione con ansia e tensione emotiva, può rivelarsi molto utile un approccio integrato psicologico.
- Utilizzare rimedi naturali. La fitoterapia offre numerose opzioni per sostenere la funzione digestiva e alleviare i sintomi dispeptici. Molte piante medicinali vantano proprietà eupeptiche (digestive), carminative (riduzione dei gas intestinali), anti-infiammatorie e persino ansiolitiche o antispastiche, che ben si adattano a contrastare i diversi aspetti fisiopatologici della dispepsia funzionale. L’uso di erbe officinali per i disturbi gastrici ha radici antiche: ad esempio, lo zenzero è impiegato da millenni per la dispepsia, la flatulenza e la nausea; la menta piperita e il finocchio sono rimedi tradizionali contro i crampi addominali e il gonfiore; la camomilla e la liquirizia vengono usate per lenire la mucosa gastrica infiammata e così via.
Una buona combinazione di dieta personalizzate e integrazione aumenta molto le possibilità di arrivare all’obiettivo, che, come spiegato prima è alleviare i sintomi e migliorare la qualità di vita.
Vi lascio quindi in lettura l’articolo sull’IBS e il video che ho registrato con la dott.ssa Franca. A breve anche un podcast su questo argomento.